Orgogliosamente donna
-Bip, bip- l’orologio segnala che è arrivato il momento di entrare in classe.
-Ciao, ragazze e ragazzi. Benvenute e benvenuti alla lezione di educazione civica- la voce metallica del nostro Robotprof, affettuosamente soprannominato Terminator, ci accoglie come tutte le mattine all’ingresso spazioso della cyberschool, con i suoi alti muri dagli allegri colori e le ampie finestre che sbirciano sulle aule colpite dal sole. Le porte metalliche si aprono automaticamente e un fiume di alunni si riversa nell’enorme classe. La nostra vista, come ogni mattina, si sofferma sulle pareti che fungono da lavagne che ci circondano da ogni lato.
Rita e io ci sediamo accanto a Francesco, suo fratello gemello, con il quale condividiamo non solo il banco ma anche segreti e avventure, mentre il Robotprof inizia a spiegare la lezione del giorno. La bocca si agitava a ritmo degli occhi, mentre le sue mani, grandi e grigie, tenevano con sé un grande dispositivo colorato, grazie al quale illustrava, attraverso una mappa dettagliata, la lezione del giorno.
- Oggi parleremo della lotta che le donne hanno affrontato per ottenere maggiori diritti. Sapevate che il loro percorso è stato difficile e pieno di ostacoli?-
Noi ci guardiamo stupefatti, siamo nel 2060 e le donne hanno parità di diritti, svolgono qualsiasi lavoro al pari degli uomini, guadagnano quanto gli uomini o anche più se dimostrano maggiori competenze, inoltre i ruoli non sono così distinti.
Il Robotprof, muovendosi da una parte all’altra con le sue grandi ruote grigie, continua:
– Pensate che per aiutare le donne nel loro cammino di uguaglianza, tante sono state le lotte che hanno dovuto affrontare a causa della disparità tra i due generi-.
Siamo molto incuriositi dalla spiegazione del nostro robotprof, per questo Francesco aggiunge:
– Robotprof, è possibile sapere cosa si intende per “disparità? Prima d’ora, non abbiamo mai sentito questa parola-.
Il Robotprof continua: -Sì, è normale che non l’abbiate mai sentita, è stata eliminata dal vocabolario della lingua italiana, perché considerata sgradevole per la società in cui vi trovate-.
Noi ci guardiamo perplessi e vogliamo saperne di più. La voce meccanica del Robotprof torna a risuonare nella stanza. -Oggi per le donne votare o essere elette è normale ma non sempre è stato così. Avete mai sentito parlare di Emmeline Pankhurst?-
Ci guardiamo in modo interrogativo.
-Se le donne hanno potuto esprimere il proprio diritto di voto è soprattutto grazie a lei e al movimento delle suffragette che hanno lottato per un diritto che oggi sembra scontato ma non lo è. E sapete cos’è la quota rosa?-
Ancora una volta i nostri sguardi si riempiono di stupore e curiosità.
-Si parla di quota rosa per indicare il numero di posti riservati alle donne nell’organico di determinate strutture pubbliche e private-.
Rita a questo punto lo ferma per chiedere maggiori informazioni.
Lui riparte:-Sono misure che vengono introdotte per garantire la rappresentatività femminile in ogni settore della società ed è stata una legge molto combattuta per dare l’opportunità alle donne di essere rappresentate in politica al pari degli uomini-
Rita sussurra: -Che strano… rappresentanze per farsi notare…-
Il robotprof sente il commento della mia compagna e aggiunge:-Per oggi la lezione termina qui ma ne riparleremo domani. Nel frattempo vi chiedo di pensare a quanto detto oggi perché vorrei la vostra opinione-.
Finalmente fuori, illuminati delicatamente dalla luce del sole, parliamo di quello che potremmo fare pomeriggio, vista la bella giornata .
-Allora ci vediamo dopo pranzo davanti al parchetto?- chiede Francesco. Rita e io rispondiamo in coro di sì.
-Cerchiamo qualcosa di interessante da fare?-
-Andiamo a esplorare la parte antica della città, vi prego! Dicono che ci siano tante cose interessanti- interviene Rita.
-Va bene, Frida. Basta che non ci mettiamo nei guai- mi rispondono i gemelli.
Alle quindici in punto ci incontriamo, pronti a vivere nuove emozioni e avventure.
È un pomeriggio primaverile, caldo e luminoso. Il sole è alto nel cielo e illumina con la sua luce dorata tutto il parchetto. L’aria, calda e appiccicosa, si mescola con il profumo di erba secca. I rami degli alberi vengono mossi leggermente dalla brezza e il suono delle altalene si unisce con le loro voci.
-Siete pronte a vivere una fantastica avventura?- ci chiede Francesco, che non sta più nella pelle..
Come no? Sarà come una delle tue solite trovate- rispondo io canzonandolo.
-Vedremo se oggi saprai davvero stupirci…- ribatte Rita mentre corriamo lungo le stradine vuote e silenziose del centro storico ormai abbandonato. Ed ecco che all’improvviso ci ritroviamo davanti a una vecchia, vecchissima scuola…se così si poteva definire. Francesco si ferma di colpo, coprendosi con la mano per ripararsi dal sole.
-”Ehi ragazze, guardate qui!” –
Oltre la recinzione, tra l’edera che si arrampicava sul muretto, avvolgendolo completamente, appare davanti ai nostri occhi un edificio basso, una vecchia scuola. Francesco l’aveva vista più volte, ma stranamente era diversa. La luce calda illuminava il tetto con le tegole ormai consumate e le pareti dai mattoni rossi sbrindellati.
-Che cos’è?- domandò Rita, facendosi aria con una grande foglia, per il caldo soffocante.
– Una vecchia scuola, ormai abbandonata- è la risposta di suo fratello.
-L’avevo sentito dire da qualcuno che c’era una vecchia scuola in questo punto, ma non l’avevo mai vista da vicino- sussurro io, riflettendo ad alta voce.
Francesco scavalca il muretto e senza dire altro, urla:
– Venite, andiamo a vedere!-
Rita sbuffa ma non sapendo che altro fare lo segue. Anch’io ci penso su per un attimo, ma giusto un attimo, nel giro di pochi secondi mi unisco a loro, arrampicandomi. Arrivati nel cortile della scuola l’aria sembrava più fresca, meno soffocante. Da vicino era un imponente edificio, molto più grande di quanto ci si aspettasse. Il cemento si stava sgretolando in alcuni punti, lasciando intravedere i grandi mattoni rossi, le finestre erano rotte, solo alcune ornate di tende ormai strappate. Francesco andò avanti, passando nell’erba folta, fino a raggiungere la porta d’ingresso.
-È aperta!- esclama Francesco spingendo la porta con una mano. Quindi si muove leggermente, sussurrando qualcosa che non riusciamo a capire ma gli andiamo dietro. All’interno l’aria è strana, appiccicosa, un odore di carta vecchia, polvere e umidità regnava nell’aria mentre fogli sparsi, registri e quaderni rovinati coprono quasi interamente il pavimento. La luce entra a malapena dalle finestre sporche e oscurate dai numerosi insetti che ci camminano sopra. Dentro, sottili strisce di luce penetrano in alcuni punti, lasciando nell’ombra altri. Noi tre ci guardiamo attorno in silenzio. Quando… -Guardate qui!- esclama con un leggero sospiro Francesco indicando un lungo corridoio. Iniziamo a percorrerlo fino a quando ci imbattiamo in una grande targa di metallo, ormai arrugginita con su scritto “Scuola secondaria I grado Limbadi – L’officina delle parole”. Le l ettere erano consumate dal tempo, ma ancora leggibili.
– Credete sia aperta?-chiede Rita, quasi impaurita.
– Proviamo a entrare- suggerisco io, che non vedo l’ora di scoprire cosa si nasconde dietro quella porta.
Un leggero cigolio accompagna l’apertura della porta, dentro non ci sono aule tecnologiche o tutti gli accessori presenti nella nostra scuola super attrezzata, ma oggetti stranissimi, mattoni di carta, molto grossi, ingialliti e consumati, completamente ricoperti da una polvere grigia.
-Cosa sono?- mormora silenziosamente Rita, come se qualcuno potesse sentirla, mentre ripulisce quegli strani oggetti dallo spesso strato grigio che li ricopre.
-Sono libri, li usavano per la lettura fino al 2035 ma ormai nessuno li ritiene importanti e utili- la informa Francesco.
-Aiuto!- grido io a un tratto, impaurita alla vista di un insetto che svolazza tranquillo sulla maglietta. Rita si affretta ad aiutarmi e…
– Fai silenzio, Frida! Non possiamo fare rumore! Non dovremmo essere qui adesso!- mi rimprovera Francesco che ha paura di essere scoperto.
Ci ricomponiamo e nella stanza torna il silenzio. Continua la nostra esplorazione: c’erano ancora i banchi, alcuni rovesciati, altri completamente impolverati. Le sedie erano ammucchiate in un angolo, come se prima di noi ci fosse stato qualcuno. Sulle pareti, vecchie fotografie sembravano seguirci con lo sguardo mentre alcuni poster sbiaditi elencavano regole grammaticali.
Francesco sfiorò una di quelle foto. – Chissà chi erano- mormora.
Rita si avvicina a una lavagna e guarda – Verifica di scienze – 16 marzo 2024-
Continuiamo curiosi come scimmie ad avventurarci: la stanza ha scaffali con libri consumati, quaderni e vecchie pagelle. Ogni cosa è rimasta esattamente dove tanti anni prima l’avevano lasciata, come se il tempo si fosse fermato. Ma scopriamo di più e proprio a proposito di quello di cui avevamo parlato la mattina in classe con il nostro robotprof,
“E se facciamo delle foto da mostrare a Terminator domani a scuola?” propone Francesco. -Ottima idea!- risponde Rita. Io inizio a frugare tra i libri, facendomi attrarre da un libro di Arte mentre Rita si siede incrociando le gambe con in grembo un libro di Scienze.
Ad un tratto inizia a leggere ad alta voce: -Rita non poteva fare la scienziata secondo gli uomini del suo tempo, ma lei lottò e diventò una delle più grandi neurologhe, ma per molti era solo una donna che parlava troppo-.
-Forse ho capito. Ecco chi era la grande donna di cui mi ha parlato mia nonna e di cui porto il nome-.
Francesco, un po’ pensieroso, le chiede di spiegarsi meglio.
-Fece scoperte importantissime riguardo il sistema nervoso e le fu assegnato il premio Nobel per la medicina, rappresentando un esempio straordinario per le donne-.
Francesco disse: -Ho capito anch’io. Ma perché gli altri non riconoscevano il suo talento?-
– Non capisco…Ad oggi, nel 2060, sono cose insensate! Non avrei mai pensato che le donne un tempo avessero avuto così tante difficoltà.! Assurdo!-
-Queste storie sono state dimenticate! Incredibile! esclamai con un sospiro.
Rita chiuse il libro. È il turno di Francesco che legge ad alta voce il titolo di un testo “Il futuro che saremo”, incuriosito inizia a sfogliare le pagine e, sorpresa, scopre che si tratta di un libro di educazione civica.
-Ragazze, qui dice che l’ONU ha addirittura creato un’Agenda, L’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030. Tra gli obiettivi è presente anche l’obiettivo 5 molto discusso negli ultimi decenni. Questo obiettivo persegue le pari opportunità tra uomini e donne nello sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze nonché la partecipazione paritetica a tutti i livelli. Le disuguaglianze di genere è uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla riduzione della povertà. Oltre all’eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze e alla promozione delle pari opportunità, l’OSS 5 include anche sotto-obiettivi incentrati sulla promozione delle responsabilità condivise all’interno dell’economia domestica e della famiglia e sulla garanzia di un accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti connessi e a un tratto esclama
-Ma è impossibile che le donne abbiano avuto così tanti problemi! Ascoltate, qui dice che le donne nel 2025 sono ancora vittime del gap salariale: a parità di mansioni, le lavoratrici donne guadagnano meno rispetto agli uomini. Ma non è tutto: l’accesso al mondo del lavoro per le donne è prevalentemente orientato su posizioni meno prestigiose e retribuite rispetto agli uomini. Inoltre, solo una donna su quattro riesce a ricoprire una posizione dirigenziale.. È impensabile, no?-
Sì, questo è davvero molto lontano dalla società in cui ci troviamo oggi! – ribatte Rita stupita.
Ma anche io trovo notizie molto interessanti sul libro di Arte. Mi colpisce prima di tutto che sia un libro “al maschile” perché non sono menzionate pittrici e scultrici -come se non avessero potuto essere artiste degne di essere riconosciute talentuose come gli uomini- commento io.
-Secondo me le pittrici o scultrici in alcuni libri erano rappresentate, solo che erano sottovalutate e la loro bravura non veniva riconosciuta-. dice Rita. -Ma pensa a Frida Kahlo di cui porti il nome, lei è stata davvero un esempio di modernità, perché ha sfidato le regole della sua epoca, vivendo la sua vita e fregandosene del giudizio altrui-. E io non posso non sentirmi orgogliosa di portare il nome di Frida.
Continuiamo a sfogliare gli altri libri, curiosi di scoprire nuove informazioni.
-Ma è incredibile, assurdo, qualsiasi libro apriamo poche o addirittura inesistenti sembrano essere le donne eppure nel periodo in cui viviamo le donne non hanno alcun problema: mia madre fa l’astronauta ed essendo spesso impegnata nelle missioni spaziali, mio padre gestisce tranquillamente la casa e noi figli-.
Anche Francesco e Rita si stupiscono perché i loro genitori hanno un’azienda automobilistica e la manager è proprio la madre.
– Andiamo, è tardi- mormora a un tratto Francesco.
Usciamo dalla biblioteca in silenzio. Il sole era tramontato e stava già facendo buio. Guardiamo la scuola abbandonata. Sentiamo il peso delle pagine dentro di noi ma soprattutto delle tante storie di donne che avevamo scoperto. Avevamo trovato qualcosa che non dovevamo trovare o forse che dovevamo ricordare…
-Chiediamo ai nostri genitori se conoscono qualche pittrice, scultrice, filosofa o scrittrice del passato?- suggerisco ai miei amici.
-Ottima idea!- risponde Rita entusiasta mentre riprendiamo la via verso casa.
Così, dopo aver parlato per molte ore facendo una specie di interrogatorio ai nostri genitori, tante rimangono le domande che ci frullano in testa e che il giorno successivo decidiamo di rivolgere anche al nostro Robotprof.
-Perché la donna non veniva considerata un essere uguale all’uomo, perché non aveva gli stessi diritti? Perché non era facile avere le stesse opportunità dell’uomo? O guadagnare lo stesso stipendio?-
Queste le domande con cui il giorno successivo assaltiamo il nostro Robotprof dopo una nottata in bianco.
-Sono contento che questo argomento vi piaccia, ragazzi. È importante ricordare e non dimenticare le donne che hanno lottato per la libertà e per farlo bisogna mantenere vivo il ricordo-.
-Ma come possiamo fare?- le nostri voci sembrano quasi disperate mentre cerchiamo una soluzione.
La voce metallica del nostro Robotprof ci rassicura. -Che ne dite di trovare notizie e immagini sulle donne che hanno fatto la storia e crearne un video?- suggerisce ai ragazzi.
-Siii, ottima idea!!- esclamiamo tutti in coro. Ci mettiamo subito all’opera, alunne e alunni, alla ricerca di notizie che possano esserci utili alla preparazione del nostro lavoro.
Ed eccolo qui il nostro video, parla di donne eccezionali, Donne che hanno fatto la Storia, che hanno combattuto per la parità di genere, per avere il posto che spettava loro nella comunità, che hanno sofferto, lottato e vinto. Ma non solo, il nostro video parla anche di come nel 2060, le donne possono essere ciò che vogliono, libere di scegliere la loro professione senza essere discriminate o giudicate o derise, parla di donne libere che non hanno paura di uscire di casa, di essere molestate, picchiate e uccise per un no perché nel 2060 ognuna di noi è libera di dire IO SONO ORGOGLIOSAMENTE DONNA.

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